Arriva il grattacapo gay per Obama

Una sentenza di tribunale riporta il tema delle unioni gay nel dibattito politico degli Stati Uniti e mette in apprensione il capo della Casa Bianca, Barack Obama. Mercoledì, a San Francisco, il giudice Vaughn R. Walker ha cancellato l’esito del Proposition 8, un referendum che impediva il matrimonio fra persone dello stesso sesso. E’ l’ultimo capitolo di uno scontro che va avanti dal 2008, quando i cittadini della California hanno approvato il bando con il 52 per cento dei voti.
11 AGO 20
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Una sentenza di tribunale riporta il tema delle unioni gay nel dibattito politico degli Stati Uniti e mette in apprensione il capo della Casa Bianca, Barack Obama. Mercoledì, a San Francisco, il giudice Vaughn R. Walker ha cancellato l’esito del Proposition 8, un referendum che impediva il matrimonio fra persone dello stesso sesso. E’ l’ultimo capitolo di uno scontro che va avanti dal 2008, quando i cittadini della California hanno approvato il bando con il 52 per cento dei voti. Secondo Walker, quel referendum è discriminante e anticostituzionale. “L’esclusione delle coppie gay dal matrimonio non è razionalmente legata agli interessi legittimi dello stato”, ha detto alla lettura della sentenza.

Per gli attivisti delle associazioni di diritti civili, si tratta di un “momento storico”: molti di loro temevano una sconfitta clamorosa, che avrebbe messo in pericolo i successi raggiunti nel corso degli ultimi anni in altri stati. I sostenitori del Proposition 8, come i gruppi evangelici che hanno guidato la campagna del 2008, pensano che la decisione provocherà proteste in tutta la California. “Anche la gente che non ha mai detto una parola verrà a manifestare con noi”, annuncia Jim Garlow, il pastore di La Mesa conosciuto per i dibattiti nei talk show televisivi dello stato. Walker, che ha dichiarato di essere gay, come riporta il sito internet dell’Abc, è giudice federale grazie a una nomina dei repubblicani. Il caso del Proposition 8 è destinato all’Appello e, nei prossimi mesi, potrebbe arrivare sui banchi della Corte Suprema.
La sentenza è un grosso problema per Obama, che ha sempre cercato di tenere ai margini dell’agenda questioni potenzialmente divisive per la sua base elettorale.

Nel 2008, mentre la California andava alle urne, rilasciò un paio di dichiarazioni quantomeno ambigue. Si schierò contro il referendum, ma disse di non approvare le unioni gay. Nello staff del presidente sono convinti che le due istanze siano compatibili: Obama non approva né i matrimoni gay, né le discriminazioni, dice il suo stratega, David Axelrod. La decisione di Walker, da sola, non basterebbe ad aprire un caso politico, ma il Tribunale di San Francisco non è l’unico ad avere affrontato il tema negli ultimi mesi. A luglio, un giudice del Massachusets si è espresso contro l’Atto di difesa del matrimonio (Doma), il testo che permette ai singoli governi di non riconoscere le unioni gay celebrate in altre capitali del paese. Come se non bastasse, il Pentagono potrebbe abrogare presto la politica del “Don’t ask, don’t tell”, che ha regolato per anni l’accesso alle Forze armate: nessuno chiede alle reclute in modo esplicito qual è il loro orientamento sessuale e loro accettano implicitamente di non rendere pubblico il dettaglio. Nonostante gli sforzi di Obama, la questione è già al centro di un dibattito che riguarda più di uno stato.

Il primo test è atteso proprio in California, dove il tribunale di San Francisco ha ribaltato una scelta benedetta con 7 milioni di voti. Il 2 novembre si sceglie il nuovo governatore e i due candidati principali hanno posizioni distinte sul tema. Quello dei democratici, Jerry Brown, è per le unioni gay e saluta con favore la sentenza Walker. La rivale dei repubblicani, Meg Whitman, chiamata a difendere la poltrona di Arnold Schwarzenegger, dice che esiste un matrimonio soltanto, quello fra un uomo e una donna, ma ammette l’esistenza di norme per annullare le discriminazioni nei confronti delle coppie omosessuali. Questo dibattito non è una buona notizia per Obama, anche perché la scadenza delle elezioni di medio termine si avvicina. L’unico dato che conforta lo staff del presidente arriva dagli avversari più attivi in questo momento. Per adesso, i circoli del Tea Party non sembrano intenzionati ad affrontare questioni così sensibili: anche loro vogliono evitare distinguo e divisioni nell’ampia schiera di movimenti liberisti e conservatori.